Untitled document IL suo profumo deciso e la sua aroma dolce gli hanno conferito l’antico nome di
moscum ovvero muschio, base etimologica dell’attuale denominazione di Moscato. Furono i coloni greci a portare i tralci di questo vitigno durante la fase di colonizzazione della Magna Grecia. Anche i veneziani hanno il loro merito nella storia della diffusione del vino moscato infatti, fu la loro potenza commerciale durante il Medio Evo, a diffonderne il consumo in tutto il nord dell’ Europa. Molti sono i tipi di vino moscato prodotti in Italia, il Moscato Bianco, Giallo,Di Terracina, di Saracena, Rosa, Nero di aqui, di Scanzo, di Alessandria. La Sicilia è tra le regioni che ne producono maggiori qualità. Il
moscato di Siracusa, che ormai non si produce da tre anni ha come caratteristiche organolettiche il colore giallo oro vecchio con riflessi ambracei, il profumo delicato e un sapore dolce. Il
moscato di Noto è nato con il fine di migliorare la qualità di quello prodotto a Siracusa. Ha un colore giallo dorato, un sapore dolce e un aroma floreale. Il
moscato di Pantelleria, ha cambiato diverse nominazioni nel corso del tempo mentre, a restare inalterato è il suo colore ambrato, il suo odore delicato e il suo gusto dolce e gradevole. Tentare la
produzione casalinga del vino moscato è un’impresa assai ardua ma, se amate mettervi alla prova, basta seguire alcuni semplici consigli: In primis bisogna tenere, per circa due ore, i grappoli d’uva a contatto con gli enzimi pectolitici, successivamente, bisogna pigiarla con gli enzimi stessi. La seconda fase prevede la divisione del mosto fiore con il torchiato pigiandoli separatamente. Al primo composto vanno aggiungi 5 gr / hl di metabisolfito e bisogna che questo venga raffreddato fino a 0°C separando il limpido dal torbido. Al liquido limpido bisogna inoculare i lieviti e farli fermentare a temperatura bassa 10/15°C per 5 giorni. Infine bisogna raffreddare tutto il mosto -2°C e poi bisogna filtrarlo in modo sterile con dei cartoni aggiungendo 5 gr /hl di metabisolfito.