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21
APR
14

PORTO DI OTRANTO: ITALIA NOSTRA E SOPRINTENDENZA CONTRO IL PORTO INVISIBILE


continuano le assurdità della burocrazia italiana

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 Siamo in una fase storica in cui il turismo sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nell'economia italiana: le industrie chiudono, la disoccupazione cresce, e uno dei pochi settori che sembra potercela fare anche nei prossimi anni sembra proprio il turismo, che sta beneficiando dell'apertura dei mercati europei, di sempre più numerosi  ed economici collegamenti aerei e del solito fascino che il Belpaese esercita ma che rischia anche di segnare il passo se non ci rinnoviamo in infrastrutture ricettive, accoglienza ed elementi di intrattenimento.

In questo contesto abbiamo città come Milano, che innovano continuamente, si sviluppano, accolgono grandi eventi come Fiere Internazionali ed altri addirittura di rilevanza storica come l'expo che si terrà nel 2015. Altre che vivono di rendita, come Roma, Firenze, Venezia ma che continuano ad avere buone strutture di accoglienza e sono effettivamente segnate dalla loro storia e dalla loro natura stessa. Ed infine un sud Italia dalle grandissime potenzialità, ma che stenta a decollare per la carenza di infrastrutture, e pare da alcune statistiche che riesca ad accogliere soltanto il 10% del turismo italiano, un dato che se fosse veritiero avrebbe dell'incredibile.

In questo contesto emergono tante piccole vicende, non sempre ben note, che danno bene l'idea, a che livello di follia burocratica possa arrivare questo paese.

Ultima tra tutte è la vicenda del porto turistico di Otranto, ridente e storico centro del Salento, che ha avviato da circa dieci anni il progetto di un nuovo porto turistico adiacente a quello esistente e che verrebbe finanziato dalla società pugliese Condotte Acqua spa.
Dopo già un lunghissimo itinere, con tempistiche tutte italiane, la Soprintendenza di Lecce, lo scorso primo Aprile (e non era uno scherzo) dopo lunghi anni di silenzi si esprime e stronca il progetto, motivando la bocciatura con questa frase "comporterebbe la radicale trasformazione fisica, percettiva e visiva dell'area, con il conseguente annullamento dell'identità stessa dei luoghi".
Non bastasse il parere della Soprintendenza a far da controcanto ai burocrati della conservazione, ci si è messa pure la solita associazione Italia Nostra, che pare avere a cuore tutto in Italia, tranne l'economia e lo sviluppo del territorio, in una perenne logica del NO e senza mai alcun contributo costruttivo, ma anzi minancciando cause e ricorsi ed esprimendosi con frasi inequivocabili quali "Non si possono concepire nuove opere e calarle dal cielo "violando" luoghi sacri della nostra storia millenaria".

A parte il fatto che Otranto è un luogo sacro e millenario, pare che ci se ne accorga soltanto quando qualcuno propone un progetto di sviluppo turistico, con importanti investimenti e improntandolo sulla qualità e anche l'ecosostenibilità. Pare che Otranto perda la sua sacralità invece, quando si accumula immondizia intorno al porto, si usano presunte coste "baciate dalla storia" come discariche, e si trascurano edifici, che cadono a pezzi, sia che si parli di nucleo storico che di zone subito limitrofe su cui insiste un'edilizia anni '60-'70 quella sì veramente brutta e degradante. 
Dov'è Italia Nostra quando Otranto, pur nella sua grande bellezza, non appare certo, per pulizia e cura del dettaglio, come un piccolo borgo svizzero?

Ma lasciamo perdere alcuni discorsi, che potrebbero sembrare per qualcuno piuttosto astratti, veniamo alle cose concrete:
- la cosa curiosa, in tutta questa vicenda, è il che nuovo porto risulterebbe di fatto invisibile dalla città vecchia, se non lasciando intravedere qualche pennone di qualche barca a vela di passaggio.

Avete capito bene?

Il porto che dovrebbe stravolgere in modo così radicale il territorio, nemmeno si vedrebbe e ve ne forniamo la prova, e questo non chissà con quali test scientifici, ma semplicemente facendoci un giretto su StreetView, cosa che sicuramente alla Soprindentenza, forse per la mancanza di computers, forse per problemi alla rete forse perchè non amano indagare bene sulle questioni o che cosa, sicuramente non hanno fatto...


 

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