Valete urbani labores valete procul animi impedimenta me supera convexa at sylvae et fonteis et quid quid est altiora eloquenti naturae eveha ad deum; queste sono le parole inserite su l’arco trionfale all’ingresso del giardino di Villa Durazzo Pallavicini(Pegli, Genova), con le quali si invita la popolazione ad abbandonare le grandezze terrene in nome di una vita tranquilla in campagna. Una volta entrati in questo giardino romantico dell’ 800 ci si rende presto conto che è impossibile dar torto all’autore della citazione di cui sopra. Nel parco in questione, grazie alle abilità dell’architetto Michele Canzio, si vive un’atmosfera teatrale tra scenografie neoclassiche e neogotiche unite con originalità a elementi esotici. Un parco come opera teatrale che apre con un prologo che si sviluppa, ai lati del viale classico, con due edifici: la Coffee House e l'Arco di Trionfo, al fine di ricreare un ambiente cittadino. Il primo atto è incentrato sulla natura, rappresentata con una ricca collezione di camelie; il secondo atto simboleggia la storia attraverso l’allestimento di finte rovine medievali. Il terzo atto affronta il tema della Purificazione e qui, la presenza di grotte simboleggia gl’inferi mentre il Lago grande, con il tempio neo-gotico di Diana nel mezzo, è un’interpretazione del Paradiso.
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