Quello che oggi è considerato un piatto di primo piano nella cucina italiana, la polenta, un tempo rappresentava l’unica fonte di sostentamento alimentare per i contadini. Si tratta della farina ottenuta dalla macinazione dei cereali, successivamente cotta in acqua con l’aggiunta di sale. Nell’Italia settentrionale è molto diffusa la cosiddetta “polenta gialla”, cioè derivata dal granturco.
A seconda delle zone in cui è preparata, assume dei nomi e delle sembianze differenti. La polenta taragna si prepara nelle provincie bresciana e bergamasca. Prende il nome dal bastone con cui si mescolava il preparato, il talen. A volte viene aggiunto del formaggio durante la cottura.
Altro esempio è la polenta preparata nei pressi del lago di Como. Detta anche “uncia”, durante la cottura è arricchita da burro precedentemente soffritto con del formaggio e alcune erbe.
Di là delle diverse varianti, spesso la polenta viene cotta e consumata come accompagnamento ad altre pietanze. Oppure costituisce la base su cui cospargere prelibati sughi con carne o funghi. La moderna produzione industriale riduce i tempi della preparazione, con farine precotte ma dall’eguale fragranza.